NIENTE DI NUOVO

Il nuovo panorama politico nazionale non offre ancora niente di sostanzialmente interessante, poiché da qualche anno sembra essere entrati in una sorta di Repubblica di Weimar ove imperversano agglomerati politico-elettorali poco omogenei, nonostante la propaganda di facciata parli di coesione e forti amicizie. Se a sinistra il vento renziano ha scombussolato un “partito” (meglio chiamarlo ‘contenitore’) dove ai vertici compaiono le ombre delle sinistre democristiane, nel centrodestra la conflagrazione del PdL non ha prodotto nulla che meriti attenzione.

Il ritorno ai vecchi schieramenti, per lo più con simboli obsoleti, denotano una totale mancanza di rinnovamento e soprattutto di idee.

Sebbene lo slogan “fuori dall’euro” sia ormai “l’ultima ratio” di gran parte dei leader, dai Berlusconi e dagli Alemanno che questo euro l’hanno voluto e fortemente sostenuto, oggi impegnati in una critica esclusivamente demagogica, pronta all’uso per destare interesse tra un popolo sempre più depresso;

la realtà dei fatti dice esattamente il contrario. Bella ed interessate l’ennesima boutade di Berlusconi sulla situazione economica italiana,  ma pessimo il suo comportamento nell’ aver prima sostenuto il Governo Monti quale miglior espressione della cupola bancaria, poi l’esecutivo Letta, maggiordomo dei Poteri Forti. Schierarsi ora all’opposizione non ha alcun senso poiché non esistono più i numeri per poter condizionare il governo. La nomina di Alfano a Segretario del Pdl aveva destato forti perplessità su una figura già vecchia e parruccona, tanto che da scolaretto ubbidiente, nonostante venisse

quotidianamente sconfessato dal Cavaliere, in pochissimo tempo si è trasformato in colomba capricciosa, per concludere il volo con un bel voltafaccia tipico della politica italiana post anni ‘80.Ma non ci sarebbe da stupirsi se la cosa fosse stata studiata a tavolino. Il Governo rimane in piedi, come le azioni Mediaset, nonostante il possibile decadimento di Berlusconi. Le colombe Schifani e Cicchitto ci lasciano un fortissimo sospetto. Sappiamo che pensar male è sbagliato ma ci si azzecca quasi sempre (Andreotti docet).

Più a destra invece sgomitano in molti per vincere la palma del gran leader ma, visti i capisquadra, difficilmente uscirà una selezione tra i molti gregari di buona fede sicuramente più “presentabili” politicamente, ma relegati ai margini per ordini di scuderia. Sapendo quindi che i passi indietro non fanno parte della politica targata seconda repubblica, vedo l’auspicato riassestamento a destra, senza nessun volto nuovo, incarnare di fatto la sua vera identità: liberale e conservatrice! L’esperienza passata non mi porta purtroppo a facili entusiasmi, quindi al momento credo occorra guardare oltre prendendo come riferimento l’esatto opposto del meccanismo farraginoso tipico della partitocrazia che non è stata per niente superata. Segnali di interesse vengono dal nord, dove la Lega Nord sembra guardare con interesse molti suoi colleghi “identitari” in altri Stati europei, cercando di riportare come obiettivo primario quelle “vecchie” battaglie, da noi iniziate e sempre sostenute: immigrazione e sovranità nazionale infatti sono le questioni primarie da affrontare; mentre invece i nuovi oppositori, figurano tra i “responsabili” che nel recente Governo Monti ne hanno sostenuto, a suon di firme vere, tutte le norme capestro. Non basta quindi il restyling sotto falso nome, non basta restaurare vecchie segnaletiche, serve concretezza e spirito critico, anche nell’ammettere i propri passati errori con la consapevolezza di essere utili, magari in altre postazioni, ma non più in grado di dare ordini. Quindi “stasera niente di nuovo” come il piacevole programma di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, comici d’altri tempi, da rimpiangere purtroppo, come ben più vecchi politici.

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