Sembra che l’effetto Draghi assomigli sempre più, per dirla alla Sgarbi, ad un “Conte ter senza Casalino”. Il tanto agognato Governo dei migliori pare, in realtà, una muta di cani sempre più affamati, fedele solo a chi può riempiere quotidianamente la loro ciotola.
Quell’annunciato cambiamento nei punti strategici riguardanti la pandemia sono rimasti saldi agli “intoccabili” nonostante l’odore di scandali ed inchieste giudiziarie, riguardanti le forniture sanitarie, sia sempre più intenso. Ma c’è dell’altro, di importanza strategica.
Infatti, a spingere verso la crisi il governo Conte, oltre alla gestione diretta dei miliardi del Recovery Fund da parte degli stessi banchieri che si preoccupano di “erogarlo a debito”, vi è sicuramente anche la questione della delicata pratica delle imminenti nomine, non certamente quelle del Grande Fratello cui era abituato Casalino, che non si dovevano e potevano lasciare a Giuseppi & C.
Parliamo di circa 600 poltrone molto ben retribuite ai vertici delle partecipazioni pubbliche. Nomine che ora spettano a Draghi e a Daniele Franco, attuale ministro del Tesoro, nonché Direttore Generale di Bankitalia S.p.A. e Presidente di Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni); due figure che da sole controllano l’intero assetto bancario-assicurativo nazionale, al fine di poter preparare al meglio nuovi ghiotti bocconi per le acquisizioni internazionali.
A tal proposito, non appena insediatosi, nel primo Consiglio dei Ministri, il governo Draghi ha rinunciato ad esercitare la “golden power” (azione di tutela che può esercitare un esecutivo in difesa di aziende strategiche di interesse nazionale) consegnando così il Credito Valtellinese nelle mani dei francesi di Crédit Agricole.
Tra le aziende a partecipazione del Tesoro, oggetto delle suddette nomine, spicca ovviamente su tutte la ricchissima Cassa Depositi e Prestiti, con in seno 200 miliardi di risparmio postale, per poi passare ad Eni, Enel, Leonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri, Snam e Terna, ovvero gas ed elettricità, Poste e Sogei (società da cui dipende la rete informatica delle Agenzie delle Entrate). Senza dimenticare Ferrovie ed Anas, Rai e Tim.
Talmente tanti soldi e tanto potere da affidare solamente a dei cani rigorosamente tenuti a guinzaglio… anche se non sono proprio di razza… dalmata!

Piero Puschiavo
Progetto Nazionale